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Cani e gatti in condominio

Lamentele dei vicini di casa per il vostro animale? Ecco come difendervi: il quadro giuridico completo.

Quando decidi di arricchire il tuo nucleo famigliare con la presenza di un cane, vai spesso incontro all’ostilità dei vicini, che si lamentano per i più vari, e spesso insignificanti motivi: Il cane abbaia, spaventa i bambini, genera odori, o lascia qualche pelo in ascensore.

Queste lamentele hanno fondamento giuridico? Assolutamente no!

Nessuna norma, condominiale o comunale, può vietare la convivenza con un animale d’affezione.
La corte di cassazione ha più volte stabilito che tali regolamenti sono nulli in quanto limitativi della libertà personale dell’individuo e quindi anticostituzionali (sentenze n. 899 del 1972, n. 5078 del 30.10.1979, n. 5769 del 6.12.1978, n. 832 del 5.2.1980, ecc.).

Il tribunale di Piacenza (nella sentenza della causa Copelli C. Cassi 10.04.1990) ha stabilito che la detenzione di animali può essere vietata solo se il proprietario dell’immobile si sia impegnato in tal senso nel momento dell’acquisto; tale impegno deve risultare nell’atto d’acquisto che deve contenere un esplicito riferimento alla norma del regolamento condominiale. Similmente, per un affittuario il divieto è valido se menzionato esplicitamente nel contratto d’affitto.

La sentenza n. 12028 della II sez Cass. civ. del 04.12.93 stabilisce inoltre che eventuali divieti contenuti nei regolamenti condominiali sono nulli anche nei confronti di quei condomini che con il loro voto favorevole abbiano concorso all’approvazione della norma stessa: solo un’approvazione unanime risulterebbe vincolante.

A fine novembre 2012 è intervenuto anche il nostro Parlamento che, nell’approvare la riforma del Codice Civile del Condominio, ha confermato per legge la prassi giuridica del  “divieto di vietare” gli animali nei condomini. Anche i regolamenti restrittivi approvati all’unanimità risultano quindi nulli, e non possono essere applicati a nuovi inquilini o a chi cambiasse idea.

Rumori molesti: nel febbraio 2000 la Corte di Cassazione ha stabilito che per far scattare provvedimenti amministrativi non è sufficiente la lamentela di un singolo, ma è necessario che tutto il condominio lamenti il fastidio:

Sentenza n. 1109 del 9/12/99: “è necessario per la configurabilità della contravvenzione di cui all’articolo 659 I comma del Codice Penale (disturbo alla quiete pubblica n.d.r.) che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi ed a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate (…) è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone (…) tale situazione non ricorre nel caso di specie poiché l’abbaiare del cane dell’imputato ha recato disturbo soltanto ai vicini di casa, né altrimenti poteva essere, trattandosi di abitazione, secondo le testimonianze assunte (…) il comportamento omissivo dell’imputato (che non è intervenuto prontamente per far cessare i continui latrati n.d.r.) integra tutt’al più un mero illecito civile (…)”;

Il proprietario dell’animale ha l’obbligo di limitare ogni pregiudizio alla quiete pubblica, secondo la sentenza 7856/2008 “riducendo al minimo le occasioni di disturbo e prevenendo le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale, soprattutto nelle ore notturne”.

La sentenza ammette che il cane possa di tanto in tanto abbaiare, senza che questo configuri un disturbo alla quiete pubblica. In ogni caso il comportamento degli animali non è perseguibile penalmente anche se rumoroso (art. 844 Codice Civile).